La resistenza agli antibiotici ed il ruolo dell’infermiere – di Chiara Evangelisti.

Riuscite ad immaginare un futuro in cui l’assistenza sanitaria non possa più servirsi di antibiotici efficaci? In molti paesi del mondo questa è una prassi consolidata ma in altri, economicamente sviluppati come l’UK, è davvero difficile anche solo ipotizzare il poter trattare malattie ed infezioni in maniera diversa.

causes of

Gli antibiotici sono medicine utilizzate per prevenire e curare le infezioni batteriche. L’antibiotico resistenza si presenta quando il batterio muta per rispondere all’attacco delle medicine. Sono quindi i batteri (e non gli umani o gli animali) a diventare resistenti agli antibiotici. Questi batteri mutati e resistenti possono infettare uomini ed animali e le infezioni da essi causate sono molto più difficili da trattare. Quando un infezione non può essere trattata con un antibiotico di “prima linea”, si deve ricorrere a farmaci molto più costosi: ciò può condurre ad una reazione “a catena”, che porta ad un prolungamento della permanenza in ospedale, all’aumento della mortalità, e all’aumento dei costi per l’assistenza sanitaria, con conseguenze non solo sull’economia familiare, ma anche su quella della società intera. La donazione di organi, la chemioterapia ed altre operazioni chirurgiche (come il parto cesareo), possono diventare potenzialmente pericolose senza antibiotici efficaci a protezione dalle infezioni. L’antibiotico resistenza è considerata una delle più grandi minacce alla salute mondiale. Può colpire chiunque, a qualsiasi età e in qualsiasi paese. Si presenta come un processo naturale ma l’utilizzo incontrollato di antibiotici negli esseri umani e negli animali lo sta accelerando. Sempre un maggior numero di infezioni (come la pneumonia, la tubercolosi, la gonorrea e la salmonellosi) sono diventate sempre più difficili da combattere e gli antibiotici utilizzati sono sempre meno efficaci.

L’epoca considerata “d’oro” degli antibiotici (ovvero gli anni a cavallo tra il 1930 ed il 1960) è terminata nel momento stesso in cui gli scienziati hanno finito di creare varianti di vecchi farmaci per sviluppare l’azione contro i patogeni e si sono dedicati alla scoperta di nuovi antibiotici: questo non soltanto ha fatto impennare i costi di produzione e di ricerca ma ha anche acuito il divario tra i paesi ricchi (che pur potendo permetterseli, ha ormai esaurito quasi tutte le risorse in campo) e i paesi meno abbienti (i quali non possono neanche permettersi di usufruirne).

Attualmente sono stati isolati alcuni ceppi di batteri antibiotico resistenti (Mycobacterium tuberculosis,Neisseria gonorrhoeae, Enterococcus faecium, Staphylococcus aureus, Klebsiellapneumoniae, Acinetobacter baumannii, Pseudomonas aeruginosa, alcuni enterobatteri, la salmonella e la shigella) e la situazione sembra ormai fuori controllo. Nuovi meccanismi di resistenza stanno emergendo e si stanno espandendo globalmente, minacciando le nostre capacità di trattare le più comuni infezioni. Per questo negli ultimi decenni organizzazioni internazionali si sono dedicate alla divulgazione di informazioni su larga scala e campagne di sensibilizzazione. Nel 2015 il governo Britannico stanziò circa 10 milioni di sterline per la ricerca e sempre nello stesso anno, l’allora presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, invito’ il Ministro delle Scienze e Tecnologie a presentare, entro il mese di Febbraio, un piano nazionale per arginare il problema assieme alla Task Force.

Molte grandi compagnie farmaceutiche stanno correndo ai ripari ed in un mercato che attualmente vede 40 miliardi di dollari investiti ogni anno per la ricerca di nuovi antibiotici, si stanno affacciando nuove piccole compagnie per colmare i vari gap lasciati scoperti. Tuttavia rimangono ancora grandi disincentivi, quali ad esempio la difficoltà nel condurre trial clinici su larga scala per confrontare i risultati ottenuti su pazienti affetti da batteri antibiotico resistenti.

In un mondo dove gli antibiotici sono facilmente accessibili ed acquistabili per uomini ed animali anche senza una prescrizione medica, l’emergenza si sta aggravando. Allo stesso modo in paesi dove non esistono delle linee guida per trattamenti standard, gli antibiotici sono spesso prescritti anche dai veterinari in quantità che superano ben oltre il livello richiesto.

Alcune azioni possono essere intraprese su vari fronti per arginare il problema e limitarne gli effetti. In ambito organizzativo possono essere rafforzati piani di azione nazionali, politiche, programmi, investire nella ricerca, aumentare la sorveglianza, regolamentare l’utilizzo dei medicinali e rendere, quanto più possibile, le informazioni accessibili ad un grande numero di individui.

policy makers

how it spreads

Nell’industria agricola si può intervenire somministrando antibiotici esclusivamente sotto supervisione dei veterinari, preferire i vaccini o medicinali alternativi, migliorare la bio-sicurezza nelle fattorie e prevenire le infezioni attraverso un’igiene appropriata.

Anche noi, come individui, possiamo contribuire alla causa: dovremmo ricordarci di utilizzare gli antibiotici solo quando prescritti e necessari e di non usare le rimanenze di medicine già aperte e di non condividerle con altri. Il primo passo per prevenire le infezioni è modificare le nostre azioni quotidiane che partono da buona igiene delle mani, passano per la preparazione del cibo in condizioni igieniche, la pratica del sesso sicuro e l’utilizzo dei vaccini.

what you can do

L’Organizzazione Mondiale della Sanita’ (OMS) affronta in prima linea la lotta contro l’antibiotico resistenza. Un piano di ampio respiro, “The Global Action Plan on Antimicrobial resistanceè stato approvato nel Maggio del 2015 nel corso della World Health Assembly. Questo piano aveva 5 obiettivi strategici:

  1. Migliorare la consapevolezza e la comprensione della resistenza antimicrobica

  2. Rafforzare la sorveglianza e la ricerca

  3. Ridurre l’incidenza dell’infezione

  4. Ottimizzare l’uso di farmaci antimicrobici

  5. Assicurare investimenti sostenibili nel contrastare la resistenza antimicrobica.

La dichiarazione politica approvata dai capi di Stato all’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York nel settembre 2016 ha segnato l’impegno del mondo ad adottare un approccio ampio e coordinato per affrontare le cause profonde della resistenza antimicrobica in più settori, in particolare la salute umana, la salute degli animali e l’agricoltura. L’OMS sostiene gli Stati membri nello sviluppo di piani d’azione nazionali sulla resistenza antimicrobica, basati sul piano d’azione globale.

L’OMS ha inoltre condotto molteplici iniziative:

  • La settimana mondiale per la consapevolezza sugli antibiotici (“World Antibiotic Awareness Week”)Si tiene ogni novembre dal 2015 con il tema “Antibiotics: Handle with care“, la campagna globale pluriennale ha un volume crescente di attività nel corso della settimana della campagna stessa.

  • Il sistema globale di sorveglianza della resistenza antimicrobica (“The Global Antimicrobial Resistance Surveillance System” – GLASS)
    L’OMS supporta un approccio standardizzato alla raccolta, all’analisi e alla condivisione di dati relativi alla resistenza antimicrobica a livello globale per migliorare il processo decisionale, guidare l’azione locale, nazionale e regionale.

  • La “Global Antibiotic Research and Development Partnership” (GARDP)
    Un’ iniziativa congiunta tra OMS e la “
    Drugs for Neglected Diseases” (DNDi). La GARDP incoraggia la ricerca e lo sviluppo attraverso partnership pubblico-private. Entro il 2023, la partnership mira a sviluppare e fornire fino a quattro nuovi trattamenti, attraverso il miglioramento degli antibiotici esistenti e l’accelerazione dell’ingresso di nuovi farmaci antibiotici.

  • La “Interagency Coordination Group on Antimicrobial Resistance” (IACG)
    Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha istituito l’IACG per migliorare il coordinamento tra le organizzazioni internazionali e assicurare un’azione globale efficace contro la minaccia alla sicurezza sanitaria. L’IACG è controllata in collaborazione con il segretario generale dell’ONU e dal direttore generale dell’OMS e comprende rappresentanti ad alto livello di agenzie delle Nazioni Unite, altre organizzazioni internazionali e singoli esperti in diversi settori

E noi, in quanto infermieri, come possiamo dare il nostro contributo?

Il Governo Inglese ha stanziato un piano d’azione strategico per combattere l’antibiotico resistenza per il quinquennio 2013-2018, allo scopo di migliorare la conoscenza e la comprensione della resistenza agli antibiotici, preservare l’efficacia dei trattamenti esistenti e stimolare lo sviluppo di nuovi antibiotici, diagnostica e nuove terapie.

La “Public Health England” ha dichiarato, nel 2017, che gli infermieri rivestono un ruolo chiave nella lotta contro la resistenza antibiotica. La campagna di sensibilizzazione “Keep Antibiotics Working” avviata il 23 ottobre dello stesso anno, corroborata da una intensa pubblicità’ anche alla radio, affermava “All nurses and midwives are on the frontline in the fight against antimicrobial resistance”, invitando i professionisti del settore sanitario a consigliare l’assunzione degli antibiotici prescritti dal proprio medico curante solo quando assolutamente necessario. Oltre alle pubblicità televisive e alla campagna sui social media, la “Public Health England” ha prodotto poster, volantini e presentazioni video da utilizzare negli ambulatori, nelle cliniche, nelle sale di attesa dei pazienti.

L’ultimo rapporto proveniente dall’ “English Surveillance Programme for Antimicrobial Utilisation and Resistance Report” (ESPAUR) ha evidenziato come 4 pazienti su 10 in UK colpiti da un’infezione da E. Coli non possano più essere trattati con l’antibiotico più comunemente usato negli ospedali. La “Public Health England” ha anche osservato come ogni anno circa 5.000 morti sono causate dalla resistenza agli antibiotici e che in poco più di 30 anni questa potrebbe essere letale più di quanto lo siano diabete e cancro messi assieme.

La professoressa Viv Bennett, chief nurse alla “Public Health England” ha dichiarato: ”Come custodi di antibiotici, infermieri e ostetriche possono aiutare a combattere la crescente minaccia della resistenza antimicrobica”. Questa stessa osservazione è sostenuta da Rose Gallagher, professional lead per la prevenzione ed il controllo delle infezioni presso il Royal College of Nursing. “La resistenza antimicrobica” ella afferma “ è una minaccia globale a lungo termine e questa campagna è un passo importante nella battaglia per proteggere la salute della nostra nazione, poiché rischiamo che anche le malattie semplici diventino persino fatali se il problema non viene risolto”.

what health workers can do

Sempre in UK, il Dr. Colin Macduff, membro del Royal College of Nursing, sta guidando un progetto, il “Re-Envisaging Infection Practice Ecologies in Nursing” (RIPEN), assieme ai suoi colleghi, con lo scopo di sensibilizzare e coinvolgere con un approccio innovativo, anche altre discipline (come quelle umanistiche), combinando i dati scientifici sul rischio di infezione con quelli che gravitano attorno al piano clinico, permettendo così di “cogliere l’invisibile”.

Il progetto RIPEN sta sviluppando e ricercando le diverse metodologie in cui le arti, il design, la storia, il teatro, in collaborazione con l’infermieristica e la ricerca, possono collaborare sinergicamente per risolvere il problema. Due workshop (uno a Glasgow, l’altro a Londra) sono in programma per discutere e confrontarsi su come migliorare la pratica e come affrontare la minaccia di un prossimo futuro privo di antibiotici efficaci, un futuro quest’ultimo, a parere del Dr. Macduff, che spesso viene negato dagli stessi operatori sanitari, forse perché troppo scoraggiante. L’ultima fase del RIPEN sarà costituito da un Policy Lab Event, dove i vari team di ricerca presenteranno i loro progetti e i loro costi ed implicazioni.

Per maggiori informazioni:

Informazioni sul progetto RIPEN, dettagli e come partecipare ai workshop, visitare www.ripen.org.uk


WHO – Antibiotic Resistance :
http://www.who.int/news-room/fact-sheets/detail/antibiotic-resistance

Nurses Keyroles: https://www.nursingtimes.net/news/primary-care/nurses-urged-to-play-key-role-in-antibiotic-resistance-awareness/7021765.article

Nathan, C. & Cars, O. (2014) “Antibiotic Resistance: Problems, Progress and Prospects”, The New England Journal of Medicine, 10 (6), pp. 1761-1763

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...