Allarmante incremento di aggressioni con acido in Inghilterra: anche gli infermieri in prima linea nell’assistenza alle vittime.

Una delle aggressioni più vili, brutali e devastanti per le conseguenze fisiche e psicologiche sulla vittima è quella perpetrata con sostanze corrosive, non solo acide (in particolar modo, acido solforico ed ammoniaca), ma anche alcaline.

L’Inghilterra, come purtroppo l’Italia, non è nuova a tristi vicende di cronaca in cui la vittima è stata uccisa o sfigurata da sostanze corrosive: il caso più celebre è quello di Katie Piper, modella aggredita nel 2008 da un complice dell’ex-fidanzato, la quale ha dovuto sottoporsi ad oltre 250 interventi di chirurgia estetica e ricostruttiva, molti dei quali pionieristici.

Katie_Piper_(cropped)

Katie ha tuttavia saputo rinascere da questo dramma, fondando una Charity a supporto delle vittime di queste aggressioni  e diventando un’assoluta star in tutto il Regno Unito: qui di seguito potete leggere (in inglese) la sua storia.

Negli ultimi due anni, tuttavia, l’Inghilterra e Londra hanno registrato un sensibile e preoccupante incremento di questi attacchi, cresciuti in percentuale del 74% nel solo 2016. Solo nei primi 4 mesi del 2017 si sono verificate nella capitale ben 117 aggressioni, aventi in genere come protagonisti uomini, sia dal lato della vittima che da quello dell’aggressore.

Molti sono infatti i crimini di questo genere collegati a lotte tra gang rivali per il controllo del territorio, i cui membri usano acidi come armi perché sanno di poter causare lesioni permanenti ed al tempo stesso di subire condanne più lievi, se paragonate ad aggressioni perpetrate con armi da taglio o da fuoco.

Vigili del fuoco (Fire Brigade officers) e poliziotti, nel tentativo di contenere gli effetti di questi attacchi, sono stati dotati di kit comprendenti anche abbigliamento protettivo e bottiglie di acqua da 5 litri.

I principali Trust inglesi (compreso il Moorfields) e l’RCN hanno inoltre diramato indicazioni sul trattamento nell’immediato delle vittime da parte di personale qualificato e non, specificando che è essenziale rimuovere i vestiti contaminati ed irrigare copiosamente con acqua per almeno 15 minuti tutte le parti del corpo interessate, prestando particolare attenzione agli occhi, poiché – questa informazione la aggiungo io, basandomi sulla mia esperienza nel settore – un’abrasione della cornea particolarmente profonda, causata da un’ustione chimica, può risultare in una cicatrice permanente, con grave compromissione dell’acuità visiva, necessità di un trapianto (cheratoplastica), fino alla totale cecità.

Devo purtroppo ammettere che negli ultimi tempi ho dovuto anch’io prestare assistenza ad alcune vittime di queste crimini odiosi, per fortuna con esiti minori e temporanei.

E’ tuttavia essenziale la rapidità di intervento negli attimi immediatamente successivi all’attacco, mentre, una volta superata la fase acuta ed il trattamento in urgenza presso una struttura ospedaliera, molte delle vittime che hanno subito danni permanenti, in particolar modo al volto, necessiteranno di un lungo ed adeguato supporto psicologico per superare il trauma causato dalle lesioni sfiguranti, ritrovando nuova stabilità psicologica.

Anche il Governo, nel frattempo, sta studiando soluzioni che fungano da deterrente (o da prevenzione, a seconda della prospettiva con cui si valutano queste proposte), come il restringere l’acquisto di tutte le sostanze corrosive o l’introduzione di sistemi di schedatura, in modo da risalire all’acquirente.

Diverse sono state poi le voci levatesi, tra i Parlamentari, per introdurre pene più severe ed equiparare l’uso di acidi a quello dei coltelli o delle pistole.

Qui di seguito trovate un video che mostra come trattare una vittima subito dopo l’incidente ed un altro che spiega le ragioni dell’ascesa del numero di queste aggressioni a Londra.

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