La verità dei fatti nel caso di Charlie Gard – aggiornamenti

Charlie Gard è ancora vivo. 
O meglio, tenuto in vita da macchinari che lo nutrono e lo ventilano, presso il reparto di terapia intensiva del Great Ormond Street Hospital di Londra. 
A dispetto delle favorevoli pronunce giudiziarie, infatti, i medici dell’ospedale non hanno affatto “staccato la spina”, preferendo invece concordare con i genitori del piccolo le modalità di interruzione dei trattamenti salvavita. 
Nelle ultime due settimane, il caso ha assunto risonanza mondiale, spingendo anche il Presidente degli Stati Uniti a pronunciarsi a favore della prosecuzione dei trattamenti suddetti e della sperimentazione della terapia brevettata l’anno scorso, proprio negli USA. 
Perfino il Vaticano si è inserito nella vicenda, non solo per la dichiarazione di Papa Francesco a sostegno della vita anche nella malattia, ma per l’offerta, da parte dell’Ospedale “Bambino Gesù” di Roma (che, ricordiamolo, sorge in territorio della Santa Sede), di ricoverare presso la struttura il piccolo e di testare lì la terapia sperimentale. 
Qui di seguito, come nel mio precedente articolo, esporrò i nuovi fatti relativi all’evento, così come tratti dalle fonti britanniche e non italiane, limitandomi il più possibile dal formulare giudizi su una così delicata vicenda. 
La Presidente dell’Ospedale pediatrico del Vaticano, Mariella Enoc, ha proposto al GOSH di trasferire Charlie presso il Bambino Gesù, sostenendo di essere a disposizione di risultati di laboratorio (non ancora evidenze scientifiche), che comproverebbero l’efficacia del farmaco sperimentale e la sua capacità di migliorare “drasticamente” la qualità della vita nei pazienti affetti da sindrome da deplezione mitocondriale. 
A corroborare la proposta, una dichiarazione firmata da sette medici di rango internazionale, tra cui una ricercatrice di Cambridge, assai presumibilmente la premiata genetista Caterina Garone che è autrice del brevetto del farmaco, insieme al medico statunitense Dott. Michio Hirano.
Secondo la dichiarazione, test su topi e su dodici pazienti (non è ben chiaro di quale ospedale), comunque non sofferenti della stessa forma della patologia di Charlie, ma di quella muscolare, avrebbero sorpassato la barriera ematoencefalica, agendo, quindi, anche sul cervello.
I medici del GOSH hanno inizialmente rifiutato l’offerta, sostenendo di avere le mani legate dopo le sentenze giudiziarie, poi, quattro giorni addietro, hanno presentato essi stessi una nuova richiesta alla High Court di Londra, mostrandosi propensi a valutare le nuove prove addotte dai genitori di Charlie e dai medici che supportano la loro causa. 
Affermazione identica a quella del Giudice Francis, lo stesso che inizialmente autorizzò il GOSH a staccare i macchinari, nel primo capitolo della lunga vicenda giudiziaria che vede protagonista il piccolo. 
Il Giudice ha concesso ai genitori tempo fino a giovedì per produrre i nuovi dati, rigettando la richiesta di attendere ulteriore tempo, per non prolungare l’agonia di Charlie, il quale, va ricordato, già ha subito estesi danni cerebrali a causa della sua patologia.
Nel frattempo le manifestazioni a sostegno del bimbo proseguono, così come la petizione per testare la terapia sperimentale in America, che ha raggiunto oltre 350.000 firme.
Il Governo inglese ha dichiarato di non voler e poter intervenire su una vicenda così delicata e complessa. 
Il resto sono pettegolezzi, falsità e sentenze da social media.  
La battaglia, giudiziale e per la vita, prosegue.       
Qui di seguito il link alla pagina del quotidiano The Independent, molto esaustiva sulla vicenda: http://www.independent.co.uk/topic/charlie-gard

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