Into the wild: Mattia Cialoni, infermiere in UK e fotografo naturalista per passione.

Sono rimasto colpito da tempo dagli scatti di Mattia, collega d’avventura in UK. Ho scelto perciò di intervistarlo, per conoscere meglio origini e prospettive future non solo della sua carriera infermieristica in terra britannica, ma anche della sua passione per la fotografia naturalistica.

– Raccontaci brevemente di te e delle tue esperienze positive e negative nel Regno Unito.

Ho deciso di emigrare in Inghilterra nel 2014, quando, dopo un anno dal conseguimento della laurea in infermieristica, mi sono ritrovato senza un lavoro specializzato nel mio settore.

Le mie fonti di guadagno erano il calcio (a livello semi professionistico) e lavoretti saltuari come cameriere nel weekend durante la stagione estiva per 50 euro a servizio e al Mc Donald’s con un contratto voucher, lavorando a volte anche turni da sole 2 ore nelle ore più frenetiche del weekend.Quasi tutti i miei guadagni erano pagati in nero e avevo bisogno di un cambiamento importante nella mia vita, una svolta.Sono sempre stato contrario a fare domanda per i concorsi, perché pensavo (e ne sono convinto anche ora) che avere un lavoro sia un diritto e fare così tanta fatica ad ottenerne uno, per poi nella migliore delle ipotesi ritrovarmi comunque lontano da casa, non sia giusto e la possibilità di provare un’esperienza diversa e di imparare un’altra lingua mi affascinava moltissimo.Decisi così di iniziare a studiare l’inglese. Per diversi mesi ho “divorato” libri di grammatica e completato stagioni su stagioni di Grey’s Anatomy (con sottotitoli in inglese), per poi ritrovarmi in un hotel a Milano ad affrontare un colloquio in inglese per un ospedale vicino Londra.Il colloquio andò incredibilmente bene, nonostante alcune difficoltà linguistiche. Ero incredulo nell’accertare, che in poco più di un’ora di colloquio, ero riuscito ad ottenere quello che in Italia si ottiene con tanta fatica, tempo e sacrificio: un contratto a tempo indeterminato.In quella stanza d’albergo mi fu data una grande opportunità.Da lì a pochi mesi dopo mi ritrovai sotto il cielo cupo d’Inghilterra. Era l’Ottobre del 2014 e avevo appena festeggiato i miei 26 anni di età.

All’arrivo in aeroporto, a Stansted, avevo un taxi pagato dal mio ospedale, che mi avrebbe portato nel luogo dove avrei speso i 10 mesi successivi: Wexham Park Hospital, Slough (città a 20 minuti di treno da London Paddington).Mi destinarono all’equivalente italiano di un reparto di geriatria e vivevo in una struttura a pochi passi dall’ospedale, lontano poco più di 5 km dal centro città, nel mezzo della campagna del Berkshire.Sono stato aiutato ad aprire un conto in banca e ad entrare nella realtà lavorativa con dei corsi della durata di 3 settimane: preceptorship e induction (sempre pagati dal Trust).Inizialmente lavorai come Health Care Assistant (l’OSS in Italia) ma, una volta ottenuto il numero di registrazione, iniziai a lavorare come infermiere a tutti gli effetti: diventai staff nurse, band 5.Ambientarmi in una nuova realtà non è stato facile.Mi sono dovuto abituare presto a convivere con dei ritmi estenuanti ed una tipologia di pazienti impegnativa, quella degli anziani, a cui non ero pronto al 100% ma soprattutto la barriera linguistica mi faceva terminare le giornate con il mal di testa.Probabilmente non ero pronto all’esperienza in sé. Facevo fatica a convivere con i ritmi lavorativi dei turni di 12 ore, con il cielo perennemente cupo e con la mancanza del mio paese, del mio cibo e delle mie tradizioni.Fortunatamente ero straordinariamente supportato dalla mia compagna Alessandra (infermiera anche lei) che nel frattempo aveva iniziato a lavorare, qualche mese dopo il mio inizio, nel mio stesso ospedale.Dopo 10 mesi decidemmo di lasciare Slough e di spostarci in un’altra meta, Bristol città vivace e colorata, grande ma non troppo, percorribile in bici e meno caotica di quella Londra che stancava così tanto, dopo le giornate off spese negli ultimi 10 mesi.Visitammo la città nel giorno in cui sostenemmo entrambi un colloquio di lavoro.Io avevo trovato lavoro in un reparto di chirurgia e la mia compagna in sala operatoria.Riuscimmo a trovare, senza poche difficoltà, una stanza in centro in una casa condivisa con altre persone.La convivenza, si sa, non è mai facile. La nostra era iniziata piuttosto bene, ma col passar del tempo qualcosa si era inevitabilmente rotto.Gli altri ragazzi che vivevano in casa erano degli hippie amanti della vodka e organizzavano regolarmente feste all’interno dell’appartamento. Feste di alcool e droga, in cui rimanevano svegli fino a tardi, invitando ospiti che nel cuore della notte rumoreggiavano nella casa.Noi due, infermieri e con turni pesanti, non potevamo tollerare questa situazione e nonostante ne avessimo parlato chiaramente, non siamo riusciti a trovare un punto d’incontro.La situazione in casa rendeva la mia vita lavorativa difficile perché arrivavo al lavoro stanco, con poche ore di sonno e stressato dalla tensione che si era oramai creata all’interno della casa.Facevo fatica a concentrarmi a lavoro e decisi così di parlare con la mia manager, proponendole una riduzione delle ore.Le parlai della mia stanchezza e dei problemi che stavo affrontando in quel periodo. Cercai un aiuto concreto. Lei rispose sottolineando che tutti i membri dello staff hanno dei problemi personali: chi ha problemi con l’alcool, chi con la depressione, chi deve affrontare divorzi e che, fondamentalmente, non poteva ridurmi le ore. Mi consigliò di andare dal mio GP ed eventualmente valutare una terapia, considerando il fatto che avrei potuto iniziare a prendere dei farmaci antidepressivi a bassi dosi o qualche altra terapia che potesse aiutare a combattere i miei problemi.In quell’incontro persi completamente la fiducia nella mia coordinatrice.Non ero disposto ad assumere medicine per trovare benessere.Il lavoro per me non era più uno stimolo e dopo poco tempo ebbi un altro incontro con la manager, che mi comunicò di dover tornare, dopo ben 4 mesi dal mio inizio, in affiancamento (supernumerary). Si giustificò dicendo che quella sarebbe stata per me un’opportunità di miglioramento. Io non ci credevo. La situazione stava andando fuori controllo. Ero affiancato da una senior nurse che mi ridicolizzava davanti a tutti i colleghi, trattandomi come uno studente al primo anno.Nelle settimane successive provai a colloquiare ancora con la mia manager, chiedendole di cambiare infermiera perché mi sentivo ridicolizzato di fronte ad alcuni comportamenti nei miei confronti. Mi rispose che me la dovevo sbrigare da solo e parlare direttamente con l’interessata e cercare di risolvere il problema perché era l’infermiera, a sua detta, migliore che aveva in reparto.Mi venne consigliato anche di lavorare come Nursing Assistant (OSS).A quel punto decisi di licenziarmi e di prendermi del tempo.Avevo appena passato uno dei periodi più bui della mia vita.Nel frattempo io e la mia ragazza eravamo riusciti nell’intento di trovare una 1 bedroom flat molto accogliente.Dopo il licenziamento mandai il mio CV a un’agenzia e applicai per la posizione di “bank nurse” nell’ospedale di Bath, a pochi km da Bristol.Nel frattempo dedicai del tempo a viaggi naturalistici ed esplorazioni. Dovevo disintossicarmi e dedicare un po’ di tempo a me stesso..Dopo solo poche settimane da quel brutto momento avevo due lavori.L’agenzia mi permetteva di lavorare nell’ospedale di Weston Super Mare, a 40 minuti di treno da Bristol, dove prenotavo regolarmente turni nei reparti medici, chirurgici e nel pronto soccorso.A Bath (12 minuti di treno) ho lavorato principalmente in medicina e in cardiologia e ho comunque coperto, nel giro di 2 anni, tutti i reparti medici e chirurgici dell’ospedale.Lavoravo lontano da dove vivevo in centro città e dopo aver passato 3 mesi andando a lavoro in bici – treno – bici svegliandomi alle 4.30 per essere a lavoro alle 7 e tornare a casa alle 9 di sera, decisi di portare la mia macchina italiana in UK per qualche mese.Per i due anni successivi ho lavorato prenotando turni online nel Royal United Hospitals of Bath, lavoravo principalmente di notte e mi prendevo stabilmente all’incirca una settimana ogni mese o due, dove ho viaggiato e investito il mio tempo in esperienze.Da un lato avevo la libertà di programmare la mia vita, dall’altra lavoravo in reparti diversi ogni turno e venivo spostato all’ultimo in altri reparti, il che rendeva la cosa difficile, un poco più stressante. A livello economico guadagnavo come permanent, però dovevo viaggiare 40 minuti di macchina per andare a lavoro e 1 ora per tornare a casa la mattina per poi non avere poi grandi gratificazioni a livello lavorativo. Alla lunga mi sono reso conto che avrei dovuto investire il mio tempo in un lavoro che mi avrebbe permesso di migliorare le mie capacità. A gennaio del 2018 applicai per un nuovo lavoro al Bristol Royal Infirmary, stesso ospedale dove lavoravo 2 anni prima, a 10 minuti a piedi da dove vivo, e dopo aver sostenuto un colloquio di lavoro ero finalmente dentro il reparto di Intensive Care Unit.Sono arrivato ricaricato e pieno di energie dopo aver svolto un duro lavoro su me stesso.Fortunatamente ho trovato un ambiente ideale e stimolante: alto livello di qualità lavorativa, tantissimi giovani e un gioco di squadra eccellente.Dopo diversi tentativi andati non secondo i piani, credo che questa scelta sia stata la più azzeccata che avessi potuto fare. Nonostante le brutte esperienze vissute fino a quel punto ho avuto la perseveranza nel continuare a cercare e non mollare tutto.Alla fine sono riuscito a trovare un buon bilanciamento vita-lavoro.Sono stato supportato tantissimo dalla mia compagna; se fossi stato solo, non credo avrei continuato a vivere in Gran Bretagna, soprattutto per come mi sono sentito in alcune situazioni. Probabilmente sarei tornato in Italia dopo alcuni mesi.Dove lavoro adesso ho le possibilità di corsi universitari e non solo (pagati dall’ospedale) e possibilità di miglioramento importante sia a livello lavorativo che economico.

– Come è nata la passione per la fotografia? Perché proprio la fotografia naturalistica?

Impugnai la mia prima reflex da adolescente e principalmente scattavo foto ad amici, eventi e luoghi che visitavo.Qualche anno fa io e Alessandra andammo in Africa, proprio qualche settimana prima che partissimo per la Gran Bretagna, nell’Ottobre 2014.
2014.Il mondo che vidi in Kenya cambiò nettamente il mio punto di vista sulla vita e sulla natura.Ebbi come un’epifania: un momento di profonda realizzazione e condivisione.Quel viaggio in Africa è stato per me una rinascita.Lo spirito dell’avventura e la visione dei paesaggi selvatici della savana hanno fatto scattare in me una scintilla. Da quel momento in poi avrei investito molto più tempo nella ricerca di quei brividi che mi tenevano incantato di fronte alla purezza della natura e la fotografia per me diventò un mezzo per assicurarmi quei momenti che sarei andato a cercare.

– Dove ti ha portato questa passione?

Appena dopo qualche mese dal mio approdo in UK, ho colto ogni opportunità per esplorare le zone limitrofe del Berkshire e parallelamente spendevo le mie ferie esplorando i parchi Nazionali nostrani.Nel corso degli ultimi anni io e Alessandra abbiamo viaggiato moltissimo.Oltre che organizzare trekking in Italia (Parco Nazionale del Gran Paradiso, Parco Casentino, Gran Sasso e Monti della Lega, Parco Nazionale dei Monti Sibillini, Parco della Majella, Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise…) abbiamo visitato e scalato diverse montagne in vari parchi Nazionali Europei.

Abbiamo ciaspolato nelle remote terre della Lapponia Finlandese, osservato l’aurora boreale a Capo Nord, scalato il Ben Nevis in Scozia, visitato le scogliere Gallesi, Irlandesi e del sud dell’Inghilterra.

Abbiamo visitato le Canarie, il Portogallo e la Spagna, la Francia, il Belgio, l’Olanda.Ultimamente siamo stati nei ghiacci del Polo Nord, alle isole Svalbard e stiamo per partire per un viaggio in Canada, a Vancouver e sulla Vancouver Island.

Oltre ai viaggi on the road/esplorativi negli ultimi anni mi sono focalizzato sulla fauna selvatica e sulla fotografia di paesaggio.Durante i miei due anni in cui ho lavorato come libero professionista (nell’ospedale di Bath come bank nurse) ho avuto modo di approfondire la mia passione per i grandi predatori Italiani. Ho speso sul campo tantissime ore a osservare i lupi e orsi nel loro ambiente naturale, al Parco Nazionale d’Abruzzo. Ho imparato a seguire le tracce, a come nascondermi dentro un cespuglio e a stare in silenzio in attesa, con il sole o con la pioggia, al caldo d’estate o nella neve d’inverno in attesa di un incontro.Ho avuto modo di vivere la natura nella propria interezza e questa base di entusiasmo mi sta spingendo a studiare nuove specie animali e pianificare il tempo per fotografarle.

– Vedi il tuo futuro con una macchina fotografica in mano, immerso nella natura, oppure in una corsia d’ospedale?

Al momento è difficile pensare troppo lontano.Di sicuro la condizione lavorativa in Inghilterra è di gran lunga superiore rispetto a quella italiana e quella nel settore sanitario mi permette di avere gestione della mia vita privata e soprattutto il tempo.In Italia il percorso sarebbe lungo (vedi concorsi) e comunque pieno di sacrifici.Dovremmo ricominciare da zero e anche se dovessimo farcela (in 2 a trovar lavoro nella stessa città) dovremmo rinunciare ai viaggi e alle esperienze che la condizione in Gran Bretagna ci garantirebbe.Dovrei mettere da parte la mia passione per la fotografia e accantonarla chissà per quanto tempo…La professione infermieristica mi permette di potermi organizzare il tempo che ho a disposizione e al momento attuale il lavoro in rianimazione mi piace molto.Tra qualche mese cambierò il mio contratto da “full time’’ a “part time” e avrò comunque la possibilità di prenotare turni extra nella mia unità il che mi permetterà di avere più flessibilità e tempo libero per pianificare e per fotografare.Una opzione che valuterò prossimamente sarà la fotografia di matrimonio.È risaputo come i matrimoni siano una discreta fonte di guadagno, ed avendo già avuto diverse esperienze l’idea non mi dispiace.Visto che poi, negli ultimi anni, ho accompagnato con me diverse persone in montagna, nei boschi e nei luoghi “wild”, mi piacerebbe, in futuro, organizzare avventure fotografiche nei miei luoghi preferiti come seconda professione.

L’idea di trasmettere le emozioni che ho provato io stesso e condividere le mie esperienze nella fotografia mi affascina molto.
Di recente, sto progettando, insieme ad un amico fotografo che vive e lavora per la BBC e la ITV a Londra, di organizzare dei workshop di fotografia di viaggio e naturalistica alle isole Svalbard, nell’Artico, la prossima estate, tra maggio e giugno 2019.

Se dovessi vedere il mio futuro, al momento lo vedrei sia in corsia che con una macchina fotografica in mano. Quello che accadrà poi lo dirà solo il tempo 😀

Mi trovate online sul mio website, http://www.mattiacialoni.com, sulla mia Facebook page (Mattia Cialoni photography) ed ovviamente ho un profilo Instagram, mattiacialoni!

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