Offerte di lavoro per il Regno Unito: cosa è bene sapere.

Mi capita spesso di leggere, su vari gruppi e pagine Facebook, annunci di lavoro per infermieri italiani intenzionati a tentare l’avventura in Gran Bretagna.

Non troverete, mi preme ribadirlo, offerte del genere sul mio blog, per una precisa scelta “strategica”, in quanto esso ha uno scopo puramente informativo.

Tutte le proposte che vi capiterà di leggere sono sicuramente attendibili e provengono da recruitment agencies rispettabili (non mi è ancora arrivata voce di una truffa), ma è bene sapere, quando si presenta il proprio curriculum, a che gioco si sta per giocare e di che tipo di offerta di lavoro si tratta.

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Vi fornirò, pertanto, un compendio di indicazioni che potranno aiutarvi nella selezione dell’offerta di lavoro più opportuna per voi.

Tanto per cominciare, non starò qui a tediarvi raccontandovi di come Londra o Manchester siano meglio delle piccole città del countryside, ovvero della campagna inglese, o viceversa: la scelta, in questo caso, è riservata alle vostre preferenze personali ed al desiderio che avete di tornare a casa più o meno frequentemente (Londra è, ovviamente, meglio collegata con molte città italiane ed è a sole due ore circa di volo).

E’ logico, inoltre, aspettarsi che voi possiate essere inquadrati da colleghi e pazienti come “l’infermiere straniero” se vi recherete in un piccolo County hospital del Berkshire (ne dico uno a caso), mentre in un grande Trust londinese sarete solo uno dei tanti “overseas”, spesso la maggioranza rispetto al personale britannico (tanto per farvi un esempio, nel mio Dipartimento tutto, ma proprio tutto il personale infermieristico non è inglese).

Ogni situazione, ovviamente, presenta i suoi pro e contro, ma ritengo che il processo di integrazione sia più veloce e scorrevole in una grande città, essendo i più grandi Trust meglio preparati all’induction, cioè all’inserimento, di personale straniero.

Il punto centrale delle offerte di lavoro, comunque, sta nel tenore stesso dell’offerta di lavoro.

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Molte agenzie di recruitment, attualmente, svolgono infatti selezioni per infermieri italiani che non solo non sono già registrati presso l’NMC (come ci si potrebbe aspettare, se non hanno avuto alcuna esperienza di lavoro in UK), ma non possiedono neppure la certificazione linguistica.

In tal caso, si garantisce la partecipazione ad un breve corso (in molti casi, non garantisco in tutti, gratuito) e l’inserimento nella prima fascia di inquadramento contrattuale del personale infermieristico, la band 5, ad avvenuto superamento dell’esame IELTS o del nuovo OET.

Il corso, quindi, rientra spesso in un pacchetto di benefits (come il primo mese di metropolitana pagato, la SIM card gratis o l’alloggio riservato in un’accomodation, ovvero in un residenza) che accompagnano molti annunci e che servono a favorire l’ambientamento del neoassunto in UK.

Bene: sappiate che, qualora non vi venga richiesta la certificazione linguistica, firmerete il contratto subito, ma inizierete a lavorare per l’ospedale che vi ha assunto come healthcare assistants (HCA) e venendo inquadrati nella band 3.

Tradotto in soldoni, vi troverete a guadagnare mensilmente, almeno per il primo anno, circa 1.400 pounds lordi, quasi 1.600 euro (fonte: NHS pay scales, ovvero il tariffario ufficiale dei dipendenti NHS), fatto salvo il bonus per compensare il maggior costo della vita di chi vive a Londra, dove una camera doppia in condizioni decenti e non troppo decentrata difficilmente costa meno di 500 pounds mensili (bollette escluse, quasi sempre). In altre parole, un salario più o meno equivalente a quello di un barista di una delle grandi catene di caffetterie che da anni hanno colonizzato Londra (Starbucks, Costa o Caffè Nero, per intenderci).

Logicamente, quello considerato è un salario base, che comunque potrà conoscere maggiorazioni nell’ipotesi in cui si coprano turni di notte o festivi e che però potrebbe accompagnarvi per molti mesi, se la vostra conoscenza dell’inglese è un po’ lacunosa.

Altre offerte di lavoro, invece, sono riservate agli infermieri già iscritti o perlomeno in attesa di iscrizione al Registro: troverete allora sugli annunci indicazioni come “registered nurses”, “pinned nurses”, oppure l’acronimo RN.

Se non possedete il famoso PIN number, o non avete quantomeno l’IELTS o l’OET, che garantiscono un’agevole (ma non rapidissima) iscrizione presso l’NMC, vi consiglio allora di non perdere tempo e valutare altre proposte.

Per completare questo breve excursus,  ho notato che di recente alcuni annunci vertono su offerte di lavoro come care worker, talvolta indicato come carer. Si tratta di una figura di assistente domiciliare che non richiede alcuna iscrizione al Registro NMC ed è paragonabile a quella di un badante qualificato. Per alcuni, decisamente intenzionati ad emigrare, è un’ottima opportunità per trasferirsi e lavorare senza conoscere in maniera approfondita l’inglese, ma imparandolo nel tempo.

Premesso che anche un familiare può svolgere la funzione di carer e che ciò, pertanto, può ingenerare confusione, quella dei care workers è una realtà socio-sanitaria, anch’essa ampia e con molte sfaccettature: tanto per fare un esempio, il care worker, può provvedere ad esigenze di igiene e nutrizione del paziente, mentre il support worker non se ne occuperà, svolgendo invece compiti di pulizia della casa o di acquisto di beni di prima necessità. Il salario, pertanto, varierà in base alle competenze ed i tasks, ovvero i compiti, richiesti, non differenziandosi di molto, comunque, da quello di un HCA, essendone solo leggermente inferiore.

Come avete notato, in questa breve esposizione mi sono attenuto a cifre e fatti, astenendomi praticamente da ogni commento e/o considerazione personale.

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Ognuno può scegliere in base alle proprie preferenze e necessità, purché correttamente informato. La vita è come una scatola di cioccolatini, diceva Forrest Gump, ma ogni tanto è bene sapere quali si sta per mangiare.

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