Storia del Mid Staffs scandal, il più grande scandalo della Sanità inglese. 

Un numero di morti evitabili stimato tra i 400 ed i 1.200 pazienti nell’arco di cinque anni.

Una media di indennizzi pari a 11.000 sterline per ogni paziente deceduto in seguito ad inadempienze della struttura.

5 commissioni d’inchiesta, di cui 4 parlamentari.

Oltre un milione di pagine relative agli atti d’indagine.

5 infermiere radiate dal Registro e due sospese. 

Infinite richieste di giustizia dei familiari rimaste inevase.

Questi i numeri grezzi del Mid Staffs scandal, il più grande scandalo della Sanità inglese del secondo millennio. Uno scandalo che, oltre all’enorme clamore suscitato per anni, ha portato a ridisegnare il volto dell’NHS inglese. 

Ne ho tracciato una breve storia, cercando di sintetizzare almeno quattro anni di inchieste condotte da commissioni parlamentari, che hanno scavato a fondo su eventi verificatisi nei cinque anni precedenti.  

Nel 2009 lo Stafford Hospital è un piccolo district hospital, una struttura ospedaliera distrettuale, situata nelle Midlands, regione centrale dell’Inghilterra, un’area tranquilla e nota prevalentemente per alcune aziende manifatturiere. Lo Stafford Hospital è gestito dal Mid Staffordshire NHS Trust, divenuto da solo un anno Foundation, ovvero ad amministrazione mista privata e pubblica e quindi parzialmente fuori dal controllo del Department of Health, il Ministero della Salute inglese. 

                                Un’immagine dello Stafford Hospital. 

Presso lo Stafford Hospital qualcosa non funziona come dovrebbe. Le statistiche dei pazienti deceduti superano infatti quelle che ci si attenderebbe da un ospedale distrettuale. In particolare, la morte di sette pazienti, collegata a deficit negli standard di sicurezza assistenziali, allarma nel gennaio 2008 l’Healthcare Commission (HCC), Ente governativo allora incaricato (sarà poi sostituito dal CQC, Care Quality Commission) di vigilare sugli standard di qualità e sicurezza di tutti gli ospedali NHS. 
La Commissione chiede spiegazioni ai dirigenti del Foundation Trust, sentendosi rispondere che si trattava semplicemente di “errori di codifica” nella registrazione della morte dei pazienti. 

L’Healthcare Commission non ci vede chiaro e decide di scavare più a fondo. Nello stesso periodo, Julie Bailey, la cui madre era deceduta presso la struttura nel 2007, raccoglie in breve tempo le testimonianze ed il sostegno di altri familiari di pazienti deceduti presso lo Stafford Hospital, dando così vita al movimento “Cure the NHS” e domandando una pubblica inchiesta sui casi.  

Le pressioni congiunte di ispettori ministeriali e familiari delle vittime (è il caso di dirlo) scoperchiano così in breve tempo una pentola di carenze, inadempienze, abusi verificatisi nello Stafford Hospital, che avrebbe caratterizzato le prime pagine dei giornali inglesi per anni. 

Le commissioni d’inchiesta si susseguono infatti una dopo l’altra fino al 2013, producendo una serie di rapporti che presero il nome di “Francis Report”, dal nome del parlamentare Robert Francis, che svolse un ruolo cruciale nella conduzione delle inchieste. I Francis Report si caratterizzarono come un racconto di orrori e di fallimenti assistenziali anche negli aspetti piu’ basilari: in un primo resoconto, stilato tra il 2010 ed il 2011 dopo aver ascoltato la testimonianza di oltre 164 familiari, vennero alla luce molteplici casi di pazienti lasciati per ore nelle loro urine o nei loro escrementi, altri non lavati per un mese, altri ancora costretti a bere acqua da vasi di fiori. In molti casi, cibo e bevande venivano lasciati fuori dalla portata di pazienti allettati e le chiamate per la somministrazione di farmaci antidolorifici venivano sistematicamente ignorate per lungo tempo o del tutto, lasciando i pazienti tra grida di agonia.

I familiari erano spesso costretti a contare sulle proprie forze o su quelle di altri conoscenti per nutrire i propri cari o perfino per pulire i bagni, nel timore che i terrificanti standard igienici potessero favorire l’insorgere di infezioni. Perfino all’ingresso del Pronto Soccorso (A&E), in diverse circostanze non era un triagista, ma un addetto alla reception a filtrare l’afflusso dei pazienti, alcuni dei quali in condizioni critiche. 

Di qui un numero di morti evitabili stimato tra i 400 ed i 1.200 pazienti, cifra contenuta in una bozza del report, che suscitò inzialmente enorme clamore, salvo poi essere successivamente smentita sugli stessi quotidiani inglesi, che riportarono che simili metodologie di statistica inferenziale erano da giudicarsi inattendibili.   

L’assistenza dei pazienti da parte del personale infermieristico era comunque, in generale, gravemente deficitaria non solo per la carenza di personale (il solo A&E lamentava 17 unità in meno rispetto a quelle necessarie), ma anche per la mancanza di compassione dimostrata da alcuni operatori sanitari, in particolare infermieri. Ad altri di loro, va evidenziato, i resoconti parlamentari attribuirono invece il merito di essersi prodigati al massimo, pur in condizioni estremamente difficili . 

Alcuni infermieri, dopo aver denunciato ai loro superiori il caos assistenziale e le gravi problematiche, finirono persino per subire bullismo ed intimidazioni da parte dei colleghi. 

Anche il personale medico non fu esente da mancanze, evidenziate nei report, che dimostrarono come spesso era presente un solo junior doctor (sono così definiti nel regno Unito tutti i medici che non hanno completato il loro curriculum di formazione e specializzazione) di notte per coprire Dipartimenti con numerose degenze e che ricevevano la loro formazione da infermieri esperti, piuttosto che essere supervisionati da altri medici. 

Fu proprio sugli infermieri, comunque, che la scure dell’inchiesta e del conseguente scandalo si abbatté con particolare severità, portando, come già scritto all’inizio dell’articolo, all’istituzione di indagini disciplinari per diversi di loro. I managers, che pure venivano additati nei Report come I principali responsabili del disastro assistenziale, avendo non solo fallito nella pianificazione organizzativa (nel 2006/07 tagliarono 10 milioni di sterline dal budget, nello sforzo di trasformare l’Ente in Foundation Trust), ma anche nel rispondere alle preoccupazioni degli operatori ed alle lamentele dei pazienti e delle loro famiglie, furono invece inizialmente travolti dall’ondata delle polemiche, ma in tempi successivi vennero promossi ad altri incarichi all’interno dell’NHS.

Il Presidente del Foundation Trust Toni Brisby presentò infatti le proprie dimissioni e l’amministratore delegato Martin Yeates fu sospeso, ma a stipendio pieno. Quest’ultimo, in particolare, rifiutò sempre di rispondere alle domande delle commissioni d’inchiesta, salvo poi venire nominato, nel 2012, amministratore delegato (chief executive) dell’Impact Alcohol and Addiction Services, Ente governativo incaricato delle politiche di lotta alle dipendenze. 

Sir David Nicholson (nella foto), amministratore delegato del West Midlands Strategic Health Authority, l’autorità regionale che controllava anche il Mid Staffordshire NHS Foundation Trust, venne invece promosso a capo dell’NHS England del 2011. 

Dopo un’inchiesta della Polizia protrattasi fino al 2016, comunque, non furono trovate evidenze tali da chiedere l’instaurazione di un procedimento penale per gli operatori sanitari od I managers dello Stafford Hospital. 

Il Mid Staffordshire Trust venne invece posto sotto amministrazione nel 2014, anche per effetto del deficit di bilancio che fece seguito alle inchieste ed ai risarcimenti. Il costo delle compensazioi alle famiglie dei pazienti ammonto’ infatti ad 1,1 milioni di sterline. 

Lo Stafford venne declassato a County Hospital (ospedale di contea, l’equivalente del nostro ospedale di comunità) e posto sotto l’egida di un altro Trust. 

Oggi il Mid Staffordshire NHS Foundation Trust non esiste più. 

L’eco degli eventi collegati al Mid Staffs scandal è invece ben presente nella memoria di tutti gli operatori sanitari inglesi, dei managers NHS e di tutti I cittadini, come sconvolgente lezione di malasanità, che si spera non debba mai più ripetersi.  

La vicenda ha infatti portato all’introduzione di numerosi cambiamenti nell’organizzazione dell NHS, che da allora ha iniziato ad attribuire maggiore considerazione al feedback dei pazienti e dei familiari, introducendo il “friends and family test”, ed ha reso molto piu’ restrittivi i controlli sulle strutture da parte del CQC, Care Quality Commission, dando vita ad un sistema di rating delle stesse. I budget governativi stanziati nella sanita’ sono stati inoltre potenziati, pur permanendo croniche carenze organiche su tutto il territorio nazionale. Lo scandalo ha inoltre portato alla luce il “duty of candour”, ovvero l’obbligo, da parte di un alto dirigente di una struttura ospedaliera, di fornire risposta scritta a lamentele concernenti errori che hanno originato un danno alla salute del paziente.       

Per chi volesse approfondire, esiste un archivio web ufficiale, contenente tutti i documenti relativi alle inchieste. Lo trovate qui: 

http://webarchive.nationalarchives.gov.uk/20150407084003/http://www.midstaffspublicinquiry.com/

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