Rfilessioni ed aggiornamenti post-estivi: come procede la campagna #scrapthecap?

E’ stato anche per me tempo per una sosta, per godere in extremis del sole e del caldo (più tollerabili) di fine estate, almeno per alcuni giorni.

Nel frattempo, lo scorso 6 settembre, l’RCN è riuscita a portare a Westminster Square, la piazza che si affaccia sul Parlamento inglese e che costituisce la sede tradizionale per tutte le principali manifestazioni di protesta, oltre 2000 infermieri, per chiedere lo sblocco al tetto dell’1% dell’aumento degli stipendi degli infermieri inglesi.

La  notizia non l’ho postata né commentata, di per sé non ha suscitato grande clamore e comunque l’avreste potuta leggere su qualunque notiziario specializzato.

Magari notando che, quando si tratta di stipendi e di contrattazione collettiva, sono i sindacati, non i collegi professionali, a doversene occupare.

Inoltre, i numeri portati in piazza sono stati piuttosto esigui e non sono stati di certo i personaggi dello spettacolo di rilievo minore che si sono presentati sul palco a perorare la causa della categoria ad aver dato maggior spessore alla manifestazione.

Il rally, ovvero l’evento di protesta, dello scorso mercoledì rappresenta, tuttavia, solo il primo di una serie di eventi mirati allo #scrapthecap. Domani, infatti, il Parlamento voterà sullo sblocco del tetto; proprio in giornata, mi è pervenuta una mail che mi invitata a scrivere al Parlamentare della mia zona di residenza (individuabile attraverso un motore di ricerca sul sito web dell’RCN) , per spiegargli quanto il tetto ha inciso sulle condizioni di vita quotidiane (è stata calcolata una perdita del potere d’acquisto, per gli infermieri, pari al 14%) e quindi quanto sia necessario rimuoverlo.

Se il Parlamento dovesse lasciare situazione immutata, l’RCN ricorrerà alla soluzione finale: lo sciopero generale, a favore del quale si sono già pronunciati, in un questionario online inviato dal sindacato ai suoi iscritti, oltre 50.000 membri della categoria.

Vediamo cosa accadrà.

Proprio ieri, inoltre, una Camera del Parlamento, quella dei Commons, si è pronunciata su un altro tema decisivo, ma questa volta solo per una percentuale della categoria infermieristica: quella rappresentata dagli infermieri comunitari.

E’ stata infatti votata a maggioranza l’abrogazione dell’European Communities Act del 1972, con cui la Gran Bretagna entrava nell’allora CEE, e si è disposta la conversione delle leggi comunitarie in leggi nazionali, attraverso un processo di transizione nel quale i Ministri decideranno quali norme conservare e quali eliminare, e con quali modifiche.

Ho sempre sostenuto che i professionisti continueranno a trovare sempre le porte aperte in UK (a patto che parlino correttamente l’inglese), non solo per la capacità che ha questo Paese (e Londra) di attrarre “cervelli”, in fuga e non, ma anche per la necessità di colmare lacune organiche importanti, come quelle del sistema sanitario.

Alla, luce, tuttavia, di sempre più frequenti episodi di discriminazione, specie nel mercato del lavoro (sono state di recente portate alla luce offerte riservate a lavoratori in possesso di passaporto inglese, si veda il link sottostante: https://www.theguardian.com/politics/2017/sep/11/no-europeans-need-apply-growing-evidence-discrimination-uk-brexit), sarà forse il caso, per tutti gli immigrati dall’Unione (3 milioni di persone, ricordiamolo!) di iniziare a pensare ad un “piano di emergenza”?

 

 

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