La questione linguistica vista da Oltremanica: è davvero così difficile superare l’IELTS?

Se Atene piange, Sparta non ride, volendo riprendere un antico motto.

Mentre in Italia agenzie come la Orienta, specializzata nel reclutamento di infermieri italiani da inviare all’estero, faticano a trovare italiani che conoscano la lingua della regina Elisabetta, come riportato oggi da Gioacchino Costa in un interessante articolo al cui link vi rimando: http://www.assocarenews.it/index.php/it/infermieristica/item/433-infermieri-lingua-inglese.html, nel Regno Unito proseguono la discussione e le contestazioni sull’opportunità di mantenere l’attuale sistema di certificazione linguistica IELTS, richiesto a tutti gli infermieri che intendano registrarsi presso l’NMC, il registro inglese, per svolgere poi la pratica nel Regno Unito.

Un rapporto pubblicato a marzo del 2017 a cura della HCL Workforce Solutions, una delle più importanti agenzie internazionali di recruitment di personale sanitario ed intitolata “IELTS and declining nursing recruitment: don’t blame Brexit” (“IELTS e riduzione dell’assunzione di infermieri: non date la colpa al Brexit“), ha  infatti evidenziato che gli Italiani sono in buona compagnia con gli infermieri di tutte le altre nazioni nel dividersi i risultati fallimentari dei tentativi di superamento del test, così come introdotto dall’NMC nel gennaio 2016.

Solo il 20% degli infermieri che hanno usufruito dei servizi dell’agenzia ha infatti superato la prova.

Nel rapporto, citato anche in un recente articolo della rivista Nursing Standard e comunque liberamente consultabile e scaricabile in formato pdf a questo indirizzo https://www.hclworkforce.com/wp-content/uploads/2017/05/HCL-Workforce-IELTS-Report.pdf,  sono stati portati alla luce anche casi paradossali di madrelingua inglesi (nella fattispecie, infermieri australiani) che hanno fallito il test e di cittadini britannici che hanno ugualmente dovuto sostenerlo, a seguito del conseguimento del titolo fuori dai confini nazionali.

Perché questa certificazione linguistica risulta così difficile da ottenere?

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In primo luogo, l’NMC ha richiesto il superamento con un punteggio (score) minimo di 7 su 10 per ognuna delle 4 prove: lettura, scrittura, ascolto, colloquio. Tale valutazione, secondo la HCL, sarebbe stata adottata in totale assenza di evidenze scientifiche e consultando ben 723 esperti, di cui solo 18, tuttavia, dipendenti dell’NHS, il Servizio sanitario nazionale inglese.

Una valutazione complessiva superiore a 7, ma di un mezzo punto inferiore anche in una sola delle prove, comporta il mancato superamento dell’esame.

Un punteggio che suona paradossale, se si considera che è sufficiente un overall score di 6 per iscriversi ad un corso di laurea in Nursing e che la valutazione media IELTS dei madrelingua inglesi è pari a 6.9, quindi inferiore a quella richiesta agli infermieri stranieri (overseas).

Ciò sta spingendo in molti, soprattutto le agenzie, a richiedere una valutazione non minima, ma media pari a 7, od a preferire test alternativi all’IELTS.

Va inoltre considerato che due delle prove (lettura e scrittura) sono basate sull’Academic IELTS, che risulta essere ancora più ostico della versione General dell’esame, da preferire dunque a quella attuale.

Tirando le somme, è la difficoltà dell’IELTS e non il Brexit o le condizioni di lavoro degli in Inghilterra ad aver segnato la strage nell’assunzione di infermieri stranieri, comunitari e non, con un crollo accertato del 96% registrato nell’ultimo anno delle nuove richieste di iscrizione all’NMC da parte degli infermieri provenienti dall’Unione Europea.

Le enormi difficoltà nel recruiting stanno inoltre costringendo i Trust ad un rallentamento dei loro piani di assunzione: il Royal Wolverhampthon ha infatti visto passare solo 8 dei 220 candidati selezionati ed il Barrow Hospital solo 2 dei 104 inizialmente scelti.

Le perdite economiche si sono rivelate ingenti, se si pensa che per ogni infermiere overseas un Trust investe mediamente, secondo quanto stimato dalla stessa HCL, circa 5000 sterline nel processo di recruiting.

Nonostante le mille problematiche, l’NMC, nella persona della sua responsabile delle registrazioni, Emma Broadbent, sostiene che non vi siano evidenze che il punteggio richiesto sia troppo alto, affermando che esso sia in linea, se non inferiore, a quelli imposti da altri Ordini, come ad esempio quello dei medici, che in effetti hanno proposto un innalzamento del livello di score necessario al superamento del test, equiparandolo appunto a quello dei medici stranieri, per i quali è richiesto un punteggio minimo di 7.5.

Alcuni Trust, inoltre, come il Wrightington, Wigan and Leigh NHS Foundation Trust, stanno valutando di aggirare l’ostacolo del reclutamento internazionale, tornando ad investire su nuovi “vivai” di infermieri “allevati” presso le Università inglesi.

Una scelta di lungo termine (ci vorranno almeno cinque anni) indubbiamente molto rischiosa e che comunque comporterà ugualmente ingenti investimenti da parte del Trust medesimo, allo scopo di rinfocolare la domanda verso una professione che agli inglesi risulta ancor meno appetibile in passato, per due ordini di ragioni.

A partire dal 2016, infatti, le borse di studio che finanziavano la maggioranza degli studenti universitari in Nursing (sì, avete capito bene), sono stati sostituiti con prestiti finanziari, mentre agli stipendi degli infermieri già assunti è imposto dal 2010 il tetto dell’1% all’aumento annuo, che sta portando la categoria sull’orlo dello sciopero generale, come già più volte minacciato dall’RCN, il principale sindacato.

Quella che costituiva una giusta pretesa di tutela dei pazienti e della professione infermieristica, si sta dunque trasformando in uno dei tre elementi che potrebbero determinare una futura “tempesta perfetta” per l’infermieristica in Gran Bretagna, già sofferente di 24.000 vacanze (40.000 secondo fonti sindacali) nella sola Inghilterra.

Nel frattempo, per capire se davvero questo IELTS è così complicato potete cimentarvi con la visione di questa prova di colloquio.

Vi sono molte versioni con docenti e discenti con accenti asiatici od americani: ho pertanto scelto questa, con un madrelingua inglese ed una studentessa portoghese, per consentire al lettore interessato di cimentarsi nell’ascolto e nella comprensione di un parlato molto simile a quello che si può riscontrare in un normale ambiente di lavoro britannico e comunque decisamente più elementare. Buon ascolto.

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