Dalla Nightingale School of Nursing all’Università: come si diventa infermieri in UK?

L’assistenza è un’arte; e se deve essere realizzata come un’arte, richiede una devozione totale ed una dura preparazione, come per qualunque opera di pittore o scultore; con la differenza è che non si ha a che fare con una tela o un gelido marmo, ma con il corpo umano, il tempio dello spirito di Dio. È una delle Belle Arti. Anzi, la più bella delle Arti Belle.” Quando si pensa alla figura dell’infermiere moderno la prima immagine che viene alla mente è quella di Florence Nightingale, la “signora con la lampada”, che con i suoi scritti (celebre il “Notes on Nursing”) ha posto i fondamenti della teoria e della pratica dell’assistenza infermieristica, così come oggi la concepiamo.
Nata a Firenze (da cui il nome), la Nightingale fondò anche la prima scuola per infermiere della Gran Bretagna e del mondo, all’epoca aperta solo alle donne (per i maschietti, come in Italia, bisognerà attendere ancora un po’ di tempo) la Training School for Nurses. All’epoca il corso era organizzato come convitto, per cui le studentesse, anche di famiglie non agiate, soggiornavano in locali attigui al St. Thomas’ Hospital, presso cui svolgevano il proprio tirocinio e ricevevano la preparazione teorica. Il corso aveva la durata di un anno ed era estremamente selettivo: la Nightingale pretendeva che le sue allieve venissero valutate dalle matron, le direttrici, anche sotto il profilo comportamentale.Il modello di scuola della Nightingale venne esportato nel mondo intero e riconobbe dignità anche alla formazione infermieristica, posto che prima di allora le infermiere venivano letteralmente reclutate dalla strada, tra donne di bassissimo rango sociale.
Date queste premesse storiche, ci si attende che la formazione universitaria dell’infermiere inglese di oggi costituisca ancora un modello di riferimento.
In realtà, il mondo intero ha compiuto nei decenni passi da gigante nel riconoscimento sociale dell’importanza del nursing (anche se c’è ancora da percorrere molta strada) ed il corso di studi abilitante alla professione infermieristica in Gran Bretagna è perfettamente paragonabile a quello esistente nel resto d’Europa, Italia compresa.
Il ciclo ha infatti una durata di tre anni e comprende una formazione teorica ed un tirocinio (practice) presso vari Dipartimenti, anche di diverse strutture ospedaliere. La durata delle lezioni e dell’attività “sul campo” è sostanzialmente equiparabile a quella italiana.
I corsi sono organizzati in moduli, che attribuiscono, a seguito del superamento di una serie di prove scritte, pratiche od orali, un determinato ammontare di crediti.
Al termine del corso è previsto il superamento di una prova scritta ed orale, mentre l’equivalente della nostra tesi non esiste ed è previsto solo un progetto di ricerca al secondo anno (research project).
Anche nei contenuti dei moduli di studio, non sembra esserci differenza tra I programmi inglesi e quelli italiani; basta recarsi sul sito Internet di una qualunque Università inglese, anche se l’impressione che ne ho ricavato è che la nostra preparazione teorica (ma si tratta solo di una opinione personale, si badi bene!) sia più approfondita sul piano clinico.
Conseguito il certificato (degree) di laurea, ci si può iscrivere al NMC, il Registro infermieri.
Il divario (purtroppo abissale) tra la formazione universitaria del nurse inglese e quella dell’infermiere italiano la si rileva, invece, sotto altri aspetti.
In primo luogo, è interessante notare che nei Paesi anglosassoni è prevista una formazione universitaria specifica per l’operatore dei servizi di emergenza-urgenza sul territorio, ovvero il paramedic, laddove in Italia non esiste allo stato attuale alcuna normativa che inquadri giuridicamente la figura del soccorritore, ricoperta pertanto, comunque con grande dedizione e competenza, da operatori professionali (infermieri) e volontari a vario titolo.
Probabilmente, se esistesse una definizione ed una formazione specifica del nostro soccorritore sarebbe meno problematico per certe categorie professionali e soggetti istituzionali prevedere l’istituzione di ambulanze dove i medici non sono presenti e sulle quali gli operatori sono autorizzati a somministrare farmaci solo sulla base di protocolli e linee guida, ma questo è un aspetto sul quale l’Inghilterra è davvero – malauguratamente – avanti anni luce rispetto a noi e che comunque esula dal tema trattato.
Va poi notato che nel Regno Unito la figura dell’infermiere specialist rappresenta una realtà pluridecennale, consolidata da una miriade di corsi di specializzazione post-universitari della durata di uno o due anni, che presentano un’ampia flessibilità nella frequenza delle lezioni (esistono anche corsi part-time, così come quelli di primo livello, del resto), in modo da essere accessibili anche a chi lavora. In genere, non ci si iscrive ad un postgraduate degree solo per il piacere di studiare, ma perchè si concorda con gli stessi dirigenti infermieristici dell’ospedale la necessità e l’opportunità di migliorare ed approfondire le proprie conoscenze, ovvero gli skills, in relazione all’attività quotidianamente svolta.
In parole povere, sono i manager che autorizzano o spronano essi stessi l’infermiere ad acquisire competenze specialistiche, principalmente perchè hanno bisogno di una figura da far crescere professionalmente all’interno del Dipartimento (e di infermieri specialist, comunque, c’è sempre bisogno!).
In mancanza di queste condizioni, frequentare un postgraduate degree diventa impresa più complicata, non tanto per la necessità di ottenere il permesso di assentarsi dall’attività lavorativa per frequentare le lezioni, ma anche perchè il costo questi corsi è piuttosto impegnativo, nell’ordine (almeno per quanto attiene alla mia specializzazione, quella di ophthalmic nurse, ovvero di infermiere oftalmico) di 5-6000 euro l’anno. Nell’ipotesi in cui i dirigenti della struttura ospedaliera forniscano il loro assenso, invece, saranno essi stessi a provvedere al funding, ovvero al finanziamento del ciclo di studi, che dunque sarà completamente gratuito per il richiedente.
A questo punto viene naturale chiedersi quanto si debba spendere per un ciclo triennale di studi di primo livello in una qualunque Università inglese, anche non necessariamente prestigiosa.
Premesso che anche nel Regno Unito esiste il numero chiuso, per cui i posti sono limitati, la risposta è davvero sconvolgente: niente. La formazione universitaria dell’infermiere inglese è inftti interamente finanziata dall’NHS, ovvero dal Servizio Sanitario Nazionale, che provvede anche al conferimento di borse di studio (bursary), normalmente (sì, normalmente) riconosciute a tutti gli studenti per sostenere i costi vivi, come per esempio quelli di trasporto alla sede universitaria.
Questi benefici sono estesi anche agli infermieri overseas provenienti da altri Paesi dell’Unione Europea, seppur con qualche limitazione rispetto alle bursary.
Obiettivo di questo finanziamento a fondo perduto è ovviamente l’incentivazione e quindi il mantenimento nel tempo di un adeguato numero di professionisti la cui funzione è considerata fondamentale nella società inglese, tanto che gli infermieri sono qualificati come lavoratori chiave (keyworkers) ed hanno, in ragione di ciò, un accesso privilegiato ad una serie di benefici, come l’assegnazione di alloggi in residenze per lavoratori (accomodations).
Attenzione però: anche in Paradiso si piange, tant’è vero che da tempo si è acceso il dibattito sulla necessità di ampliare i posti disponibili nelle Università inglesi, stante le continue carenze organiche e la conseguente necessità per l’NHS di attingere personale da altri Paesi, come sta avvenendo ora soprattutto per la Spagna e l’Italia.
 Ripensando agli anni di tirocinio, segnati dal duro lavoro non solo gratuito, anzi pagato, nelle Unità Operative del mio ospedale, mi viene da pensare che gli infermieri italiani hanno davvero una marcia in più rispetto agli altri, se non altro perchè completare un ciclo di studi in infermieristica, alle condizioni esistenti nel nostro Paese, vuol dire avere davvero tanto, tanto spirito di abnegazione…
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