Bizzarrie UK

Una giornata come tante altre.
Entri in un bar (che qui si chiama caffetteria), ordini un caffè. Il locale è ampio e carino, le poltrone ed i tavoli per sedersi sono tanti. Parecchi sono occupati. C’è chi chiacchiera e chi legge un libro. Poi ci sono loro. Gli occupatori di tavoli. Gente che si accomoda, apre il suo Mac (che qui possiede il 90% delle persone, altra stranezza) e incomincia a scrivere. E scrivere. E scrivere. Per ore. Sfruttamento del wifi gratuito? certo. Ma allora cosa pensare di quelli che addirittura recuperano da una borsa un quaderno (sì, proprio quello che usavamo anni fa prima del computer!) e si immergono in trascrizioni misteriose di chilometrici appunti?
Tempo fa, seduti in una caffetteria, io e mia moglie rimanemmo incuriositi dallo sguardo vitreo e dalle mani tremolanti di un giovane intento a scribacchiare su un tavolo. Mia moglie si alzò con un pretesto per passare dietro di lui e sbirciare i suoi scritti. Tornò da me allibita: era praticamente certa che si trattasse di una lettera d’addio di un aspirante suicida!
Di norma poi la lenta e concentrata attività di questi scrivani è interrotta dal sorseggiare di tanto in tanto, ma di solito rumorosamente, una misteriosa bevanda nera, curiosamente denominata caffè come il nostro espresso, da un bicchierone (di cartone pressato), recante il logo della caffetteria.
Proprio quella tazza che normalmente si dovrebbe impiegare per bere il caffè in viaggio sui mezzi pubblici, per risparmiare tempo.
Talvolta al posto del caffè subentra la bevanda nazionale: il tea with milk, il tè con il latte, ma la sostanza non cambia: perchè occupare per ore un tavolo in una caffetteria, su una sedia scomoda ed in un posto affollato, per sbrigare le faccende al computer? io scrivo il mio blog stando sdraiato al mio letto, il posto più comodo e tranquillo che conosca! E se proprio ci si vuole mettere radici, che si ordini una tazza in ceramica; il caffè nel bicchiere di cartone sa…di cartone!
Inutile giudicare o criticare. Paese che cambi, bizzarre usanze che osservi.
Da quando sono in Inghilterra ormai mi capita di osservarne tante e di rimanerne ancora oggi esterrefatto.
Probabilmente anche gli Inglesi pensano la stessa cosa di alcune nostre abitudini: non ho ancora visto nessuno ordinare un espresso e credo che mai accadrà.
Inutile discutere su quale sia il vero caffè, ognuno ha le sue convinzioni.
Analogo discorso vale per il bidet, di cui ho già parlato in un precedente articolo: perchè averlo in casa, se quando si è fuori non lo si usa e quando si torna ci si può fare una bella doccia? Questo è ciò che mi sono sentito rispondere – peraltro da ragazzi spagnoli.
A nulla serve opporre le proprie motivazioni.
Mi piacerebbe sapere invece quali sono le motivazioni di tutti coloro che vedo in giro per la città con una t-shirt, i pantaloncini corti od addirittura le ciabatte estive in pieno inverno. E sono tanti.
D’accordo che stiamo parlando di popoli del Nord Europa, ben più abituati di noi alle rigidità climatiche, ma mi sembra che stiano veramente pretendendo troppo dalla loro capacità di resistenza alle basse temperature! 
In molti vestono un abbigliamento estivo anche per andare in bicicletta. Questo mezzo di trasporto è estremamente diffuso a Londra e si contano milioni di bikes usate quotidianamente per i normali spostamenti dalla casa al posto di lavoro. I prezzi delle stesse sono ben più elevati che in Italia.
Ma perchè acquistare una bicicletta da corsa con un sellino duro come il marmo e delle ruote così sottili da farti sobbalzare anche sui sassolini? Altro mistero.
Un altro oggetto misterioso sono le rotatorie. Rare come le giornate di sole. Ogni incrocio, anche quello più isolato, spesso costringe ad una irritante attesa del semaforo verde. Ci vuole pazienza.  Vero anche che per me che ho sempre guidato a destra entrare in un roundabout, ovvero in una rotatoria, dev’essere decisamente un’esperienza emozionante.
Esistono però abitudini non necessariamente da considerare bizzarre solo perchè tali appaiono ai nostri occhi.
In realtà ve ne sono alcune che dovrebbero essere sempre osservate, in quanto attinenti alla buona educazione. Mentre noi le ignoriamo. Sistematicamente. Ed è per questo che ci sembrano strane quando vengono messe in pratica, mentre dovrebbero rappresentare la normalità.
Un esempio su tutti? Gli Inglesi sono famosi per essere il popolo che si mette in coda anche quando sono da soli e per chiedere “sorry” e “thanks” anche quando non esiste ragione di farlo. Mi è stato riferito che comunque a Londra sono decisamente più “polite”, ovvero educati, mentre in altre città i comportamenti sono più rudi. Nelle mie (ancora poche) trasferte fuori dalla capitale, tuttavia, non mi è capitato di riscontrare sostanziali differenze.
Per quanto attiene alla civiltà – purtroppo – i bizzarri siamo noi. .
Piccolo aggiornamento: non ho mai visto coì tante persone come in questo Paese camminare con bastoni, stampelle e canadesi. D’accordo che frequento ospedali, ma vedere persone che camminano speditamente con una stampella (peraltro spesso della misura sbagliata) mi lascia qualche perplessità…
    

2 pensieri su “Bizzarrie UK

  1. Ciao Luigi, sono un infermiere della tua stessa età, con la compagna infermiera anche lei, e lavoriamo nel lancashire, più precisamente a Blackpool… Abbiamo fin da subito deciso di muoverci e visitare il più possibile questo paese e posso dirti che in linea di massima, anche sentendo quanto mi dicono i miei amici autoctoni, gli inglesi in genere più si va al nord più sono polite e cordiali. Per riassumere, se resti sorpreso dai sorry e dai thank you a Londra potresti trovarti spiazzato dalla cassiera del Morrison's di liverpool che ti racconta la sua giornata o il servizio informazioni a edimburgo dove chiacchieri del più e del meno per un'ora… sempre molto polite, ma più si sale più aumenta l'espansività (e, se posso aggiungere, calano i prezzi. Qua la vita costa molto meno che al sud)

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