Due Paesi, stessa Sanità, stessi problemi.

L’NHS ed il nostro SSN, per chi ancora non lo sapesse, sono due sistemi sanitari identici, benché nati a 30 anni di distanza: quello italiano è stato letteralmente copiato dal modello inglese ed è ancora oggi identico nell’organizzazione e nei principi, un po’ meno per quanto riguarda gli esiti delle prestazioni.

L’NHS conta inoltre più del doppio dei dipendenti del SSN (oltre 1.500.000), che lo rendono la terza organizzazione pubblica più grande al mondo, dopo l’Esercito di liberazione popolare cinese e le Ferrovie indiane.

Logico, dunque, presupporre che i due sistemi presentino gli stessi difetti.

Alcune trafiletti di giornale pubblicati negli ultimi giorni confermano quest’ultima affermazione. Tre di questi, in particolare, hanno catturato la mia attenzione.

Ve ne parlo di seguito.

1. IL DEMANSIONAMENTO ESISTE ANCHE IN INGHILTERRA. 

Leicester_infirmary

Il Leicester Royal Infirmary è un Trust situato nell’omonima cittadina, divenuta famosa per la vittoria della Premier League da parte della sua squadra di calcio nel 2016, che contra oltre 500 vacanze organiche tra gli infermieri. Dovendo fronteggiare una situazione di emergenza, gli infermieri sono costretti anche a pulire i bed spaces, ovvero i posti letto, e servire tè ai pazienti. Competenze che, ovviamente, potrebbero essere delegate ad altre figure, come ammesso dal chief nurse, ovvero il Dirigente infermieristico del Trust, Julie Smith. Le carenze sono state accentuate dal Brexit, che ha creato una situazione di incertezza nel personale europeo, tanto da spingere via più della metà degli oltre 450 infermieri comunitari impiegati nella struttura.

Una procedura di recruitment ha individuato già 200 infermieri filippini ed indiani disponibili ad essere assunti, ma il loro processo di inserimento deve essere ancora completato, non incontrando ancora i requisiti linguistici richiesti dall’NMC per esercitare la professione infermieristica.

La soluzione a tutto questo? Il Governo si sta muovendo su più fronti, come incentivare l’iscrizione di oltre 5000 studenti nelle Università inglesi (è chiaro, però, che bisognerà attendere anni prima che gli stessi siano pienamente operativi) e attraverso l’introduzione di una nuova figura di supporto, il nursing associate, i cui compiti e limiti, però, devono essere ancora pienamente delineati.

Un’altra soluzione potrebbe consistere nel coprire le carenze di infermieri con…fisioterapisti e farmacisti, come proposto – forse provocatoriamente – dalla stessa Smith.

2. OPERATORI SANITARI DI SUPPORTO INQUADRATI COME NURSES? FACCIAMO CHIAREZZA!

Uno studio del mese scorso, condotto dalla South Bank University di Londra, ha rivelato che, su un campione di oltre 8.000 dipendenti NHS intervistati, circa 300 (il 4%) di loro era inquadrato e si presentava ai pazienti con il titolo di nurses, addirittura – in alcuni casi – di advanced nurse, pur non essendo abilitati ed iscritti al registro NMC, ma essendo esclusivamente operatori di supporto, quali HCA, technician o nursing associate.

Benché una tale condotta non costituisca, in genere, reato – non esiste un copyright, ovvero un diritto d’autore, in merito alla qualifica di nurse, e le distinzioni di ruoli nel Regno Unito sono molto più fluide, tanto che gli HCA ed i technician possono essere abilitati ai prelievi ematici, ad esempio –  la chief executive dell’NMC Jackie Smith, alla luce dello studio, ha invitato gli alti dirigenti NHS a fare chiarezza, poiché una eccessiva confusione di ruoli può seriamente minare la credibilità e la fiducia dei pazienti verso la categoria infermieristica, mentre il Professor Leary, autore dello studio, ha proposto che la qualifica di “nurse” trovi protezione giuridica, così come già avviene negli USA ed in Australia.

3. BASTA ALLE AGGRESSIONI CONTRO I DIPENDENTI NHS!

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Il fenomeno della violenza contro il personale sanitario – non solo nei confronti dei paramedics impiegati nelle ambulanze e degli addetti ai Pronto Soccorso – ha conosciuto una rapida escalation anche in Gran Bretagna, toccando il picco di 70.000 casi nel periodo 2015-2016. Un sondaggio condotto dall’RCN su 6.000 dipendenti NHS ha rivelato che il 28% di loro aveva subito violenze fisiche negli ultimi 12 mesi.

Nel tentativo di arginare il fenomeno, la Met Police, la Polizia londinese, ha istituito presidi permanenti presso 4 grandi Trusts della capitale, mentre in quasi tutti opera personale di security.

In Scozia, l’aggressione al personale NHS costituisce dal 2005 un reato specifico, punibile fino a 12 mesi di reclusione e 10.000 sterline di multa. Attraverso una petizione online, il presentatore radiofonico dell’emittente LBC Nick Ferrari (di chiare origini italiane) ha lanciato da circa un anno una petizione volta ad estendere le medesime sanzioni in tutto il Regno Unito, raccogliendo oltre 100.000 adesioni.

E’ di questi giorni la notizia che alcuni rappresentanti dell’RCN hanno iniziato un’azione di lobby, cioè di pressione, attraverso incontri e richieste ad alcuni parlamentari, per discutere l’approvazione della legge che istituirebbe il reato anche in Inghilterra, Galles ed Irlanda del Nord.

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