Nel mare magnum di accessi impropri ai Pronto Soccorso d’Italia (circa il 60/65% sono codici verdi o bianchi), una discreta fetta è occupata da cittadini stranieri, in genere extracomunitari.
Ne ho visti a centinaia in passato, ne sto vedendo molti, in questi giorni di epidemie influenzali.

Parecchi giungono a tarda sera (forse perché non possono assentarsi dal lavoro, magari hanno paura a farlo?), oppure nel fine settimana.

Tanti vengono con problematiche che potrebbero essere benissimo gestite a domicilio, oppure in un ambulatorio.
Ma quasi nessuno di loro conosce l’esistenza di una guardia medica, né hanno un medico di famiglia.
La loro unica risorsa è l’ospedale.
Anche quando vivono in Italia da mesi, perfino da anni.
Colpa loro, dirà qualcuno, se vai a vivere in un altro Paese devi conoscerne le regole!

Ora, in parte è vero, un po’ di proattività ci vuole. Ma quanto è facile, per un cittadino straniero, iscriversi al SSN e registrarsi con un medico di famiglia?

Ho fatto un giro su Internet, digitando ricerche in inglese.
Per trovare quasi nulla. Neanche un modulo, né online, né da scaricare e portare in un ufficio.

Le uniche indicazioni le ho trovate su pagine di alcuni Enti locali e sul sito dell’Agenzia delle entrate (!).
Quest’ultima, per dettagli, rimanda al sito del Ministero della Salute.
È qui che si tocca l’apice del paradosso: la pagina (sotto) è in italiano e non è tradotta in altre lingue.
Alla faccia di una integrazione, spesso decantata nella propaganda politica, ma poi di fatto lasciata all’iniziativa di qualche buon samaritano.

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