Intervista a Filippo Carretta, da infermiere a massaggiatore nel Regno Unito.

Molto spesso arriviamo ad un punto, nella nostra vita lavorativa, in cui non proviamo più soddisfazione in ciò che facciamo ed iniziamo a chiederci se quella scelta sia ancora la strada giusta.

Alcuni di noi hanno bisogno solo di staccare un po’ la spina, altri di cambiare semplicemente ambiente, altri ancora voltano pagina e iniziano un nuovo capitolo.

A tal proposito, posto qui un’intervista della collega Felicia Livrieri ad un suo amico, Filippo Carretta, detto Pippo, un infermiere pugliese che, dopo aver deciso di espatriare in UK ed aver lavorato nell’NHS, ha scelto di dare l’ennesima svolta radicale alla sua vita, intraprendendo una nuova carriera, in un settore alternativo e complementare rispetto a quello della sanità “tradizionale”.

filippo carretta

“Cosa ti ha fatto maturare l’idea di svolgere la tua professione come infermiere all’estero e soprattutto in UK?”

L’UK”…. – sorride e riprende – “E’ stata più una conseguenza che una decisione.

La scelta dell’UK è stata la più facile. Mi spiego meglio. Finiti gli studi in Italia, ho iniziato a guardarmi intorno, le possibilità erano molte, non solo come infermiere. In Puglia lavoravo nel mondo della radiofonia, all’interno di radio e tv regionali e allo stesso tempo lavoravo per una compagnia privata di ambulanze. C’era abbondanza di lavoro, ma ciò che scarseggiava erano gli stipendi, si lavorava quasi gratis con la scusa di “far esperienza”.

Ciò mi ha fatto pensare che dovevo guardarmi intorno, fuori dalla penisola italiana. Mi sono chiesto: se devo fare volontariato vado in Africa, se devo lavorare devo essere retribuito. Non ti nascondo che ci ho pensato e ho cercato posti in Africa dove fare volontariato, ma la vita mi ha portato verso una ricerca più “rapida”, “facile” e sensata, quella di cercare lavoro all’interno dell’Europa. Le nazioni che offrivano più opportunità come infermiere erano Regno Unito, Germania e Svizzera.

Partiamo dal presupposto che non ero attratto da nessuna di queste tre nazioni. La scelta più facile è stata l’UK per la lingua (tra inglese e tedesco preferivo imparare l’inglese) e per essere Londra una città multiculturale. Era il 2015, quando ho provato un colloquio a Roma per il West Middlesex University Hospital. Sono stato assunto e nel giro di pochi mesi mi sono trasferito qui, dove ho iniziato a lavorare con l’NHS fino alla metà del 2017”.

“Dopo quanto tempo hai sentito la voglia di cambiare lavoro, aprendoti a nuovi orizzonti; soprattutto, come mai hai compiuto questa scelta?”

Da subito, mi sono reso conto che stavo rivestendo un ruolo all’interno di un sistema che non condivido. Uscito dall’Università, avevo la carica e la voglia di fare del bene, rendendomi utile per gli altri. In ospedale, nei reparti di degenza, si cerca di rimettere in salute il paziente spegnendo i sintomi. Io però sono del parere che i sintomi sono segnali che il nostro corpo invia e noi dobbiamo interpretare per capire cosa non va e capire su cosa agire. Spegnere o trattare il sintomo non cura a mio avviso la malattia.

In ospedale mi scontravo con una realtà che si opponeva a ciò in cui credo e ciò mi ha messo di fronte ad un bivio: continuare nella professione infermieristica, indirizzandomi magari verso l’emergenza, oppure aprirmi a nuovi orizzonti. Essendo interessato alla cura della persona nella sua interezza, mi sono chiesto: cosa potrebbe promuovere la salute e il benessere?

Le risposte sono state semplici e rapide: basta prendersi cura del nostro corpo, ascoltando ciò che ci dice ed entrando in relazione con noi stessi. Possiamo prevenire una malattia partendo da una corretta alimentazione, stile di vita, esercizio fisico, dalla cura di se stessi. Questa consapevolezza mi ha portato a coltivare molte passioni. Da qui ho scelto di iniziare una nuova professione: il massaggiatore, in inglese massage therapist o masseur.”

“Che formazione hai dovuto svolgere per intraprendere questo nuovo ruolo? Che tipo di massaggi esegui? La tua figura è regolata giuridicamente da un’istituzione, simile all’NMC?”

Inizialmente ho seguito un corso di studi di un anno, nel quale ho studiato principalmente anatomia, fisiologia, patologia (materie che avevo già seguito, ovviamente, durante il mio corso universitario di infermieristica). Alla teoria seguiva poi una sessione pratica.

Al termine di questo corso ho ottenuto il mio diploma da massaggiatore e ho continuato i miei studi in Thailandia ed in un’università a Londra. In realtà, non si finisce mai di studiare.

Corso dopo corso, gli studi sono costanti. La mia figura non è regolata da istituzioni come l’NMC ed io lavoro come self employer, freelance, con una assicurazione personale.

Eseguo massaggi di ogni tipo: sportivo, olistico, tailandese, rilassante, energizzante, riflessologico”.

“È stato facile trovare lavoro in questa nuova realtà?”

Ci vuole sempre il “lato B” nella vita, anche in questo caso…

Mettersi alla ricerca di un lavoro è stato ovviamente più facile qui a Londra, che in Italia.

Nel Regno Unito è stato più semplice anche fare esperienza: infatti, in pochi anni ho massaggiato oltre 2000 persone. Per la maggior parte del tempo ho dovuto lavorare come self-employer.

E’ meno semplice rispetto al lavoro da dipendente, ma rappresenta una sfida che decisamente ti spinge a risultati migliori e ti apre opportunità imprenditoriali, partendo dal basso per poi crescere grazie all’impegno, alla dedizione ed al…famoso “lato B”, appunto”.

“Come si svolge la tua giornata tipo, che orari fai e quali sono le sfide che incontri in questo lavoro?”

La mia giornata tipo è molto variabile. Ci sono stati periodi in cui lavoravo in hotel, altri in cui le agenzie con cui collaboravo mi mandavano a domicilio dei clienti, altri ancora in cui lavoravo in più posti: clinica di medicina Cinese, studio chiropratico, salone di bellezza.

Al momento tendo a mantenere rapporti stabili con la mia clientela privata, esco con la macchina e raggiungo la casa del primo cliente, controllo il telefono e riparto per la chiamata successiva. Promuovo inoltre la mia attività tramite una pagina Internet”.

“E’ soddisfacente la retribuzione che questo lavoro offre?”

Ride… “Guadagno da zero a 250£ al giorno: non ci sono regole, dipende dal numero di clienti che hai e dal periodo. Bisogna crearsi la clientela, si parte da cifre meno soddisfacenti per migliorare col tempo. Questo succede quando lavori in proprio, le tue entrate sono variabili”.

“C’è chi parla di massaggi come terapia alternativa, cosa ne pensi tu a riguardo e quali sono le tue più grandi soddisfazioni lavorative?

Massaggio come terapia, decisamente! Terapia, che nella mia mente non è associata più alla “pillolina”. Il massaggio è un mezzo per alleviare la tensione e lo stress, al quale – ricordiamo – sono riconducibili molte patologie. E’ un’ottima terapia, un ottimo modo per rilassarsi, per provare benessere e per entrare in sintonia con noi stessi”.

“Qualche giorno fa mi hai parlato della “continua evoluzione” della tua professione, raccontaci un po’ le opportunità che ti si sono aperte”.

Tutto è in continua evoluzione. Dal cambiamento scaturiscono nuove opportunità, che sta a noi cogliere. Incontrare persone interessanti, persone che ci trasmettono la giusta energia, situazioni che ci permettono di fantasticare, ideare, sognare e progettare qualcosa. Ho tanti progetti; sto lavorando ad uno sulla creazione di “aree di benessere”, frequentate da persone che vivono in contatto col loro corpo. E’ ancora presto per lanciare questo nuovo business, ma si inizia da piccoli passi, piccole trattative che crescono e alimentano i sogni. Non esiste ancora quello che voglio creare, quindi posso solo dirti che l’idea è di abbracciare varie realtà: spa, centro meditazione…. diciamo un posto per “ritiri all’insegna del benessere”. Quindi l’evoluzione continua, speriamo sempre.

“Ti ritieni soddisfatto di questa scelta e rimpiangi mai la tua vecchia professione?”

Mi ritengo decisamente soddisfatto. Come dicevo prima, è un’evoluzione, sapevo che ciò che avevo fatto era un processo per arrivare al punto dove sono ora; tuttora penso che questo processo continuerà e mi porterà ancora non so dove. Non tornerei indietro, credo in ciò che sto facendo, non ha senso fare passi indietro, si potrebbe, ma la natura umana ci spinge sempre a provare cose nuove e andare avanti. Tornassi indietro, lo rifarei sicuramente.

“Che consiglio ti senti di dare a chi si sente insoddisfatto della professione infermieristica?”

Cambiare! Senza timori e paure, anche se hai una laurea ed hai speso anni per arrivare dove sei, bisogna ricordare che tutto serve a qualcosa e ci ha insegnato qualcosa, sicuramente non saremmo le persone che siamo senza ciò, quindi dobbiamo ringraziare e andare avanti. Ci vuole solo coraggio. Coraggio e voglia di andare avanti”.

Grazie mille Pippo, per aver condiviso con noi la tua esperienza! Ancora tanti auguri per un buon proseguimento della tua carriera.

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