Lunga vita al SSN: il progetto "Salviamo il SSN" del Gimbe

Raramente ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati, in quanto Italiani, ad avere un Sistema Sanitario Nazionale che eroga servizi in larghissima parte gratuiti per tutti i cittadini.
Forse una visita, come paziente, di un ospedale degli Stati Uniti, magari proprio uno di quelli che si vedono nelle serie televisive, aiuterebbe.
Anzi, più che di una visita, si tratterebbe di un’occhiata fugace, perché lì non entri se non mostri l’assicurazione privata o la carta di credito.
Anche se non sono affatto migliori di noi, poiché anche loro si lamentano ed attaccano quotidianamente il sistema, gli Inglesi sanno benissimo che grande conquista di civiltà, democrazia ed uguaglianza sia un sistema sanitario accessibile a tutti.
Tanti dei miei pazienti, alla dimissione, ringraziano scrivendo nel foglio di feedback “long live NHS!”, “lunga vita all’NHS!”: quanti Italiani lo fanno o l’hanno fatto?
Il fatto che il nostro Sistema Sanitario Nazionale sia in pericolo, a causa di decenni di dissennata e corrotta gestione politica, non è un mistero. Il rischio è che non tutti i cittadini abbiano accesso alle stesse cure, cosa che già adesso inizia a verificarsi in alcune Regioni. Ecco perché accolgo con favore la campagna del Gimbe, una fondazione che si occupa di formazione e ricerca in ambito sanitario, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica, i professionisti sanitari e la politica, allo scopo di salvare il SSN. Tra le varie idee, anche quella di creare un logo, cosa che l’NHS ha già da tempo. Io ho aderito, e voi?

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Il lavoro straordinario ed interinale degli infermieri inglesi: il sistema del Bank.

Negli ultimi anni,anche gli infermieri sono stati pesantemente colpiti, come molte altre categorie di lavoratori, dal fenomeno del precariato. Co.co.co, (falsi) contratti di collaborazione a partita Iva, assunzioni anche di pochi giorni mediante agenzie interinali, ultimamente perfino stage: molte le formule adottate per mascherare nuove forme di vero e proprio sfruttamento, che stanno suscitando la reazione indignata non solo di molti professionisti,  ma anche di alcuni collegi Ipasvi.
Perché in fondo, a ben guardare, gli infermieri, con queste modalità contrattuali, vengono impiegati come tappabuchi.
E al diavolo la continuità assistenziale, la crescita professionale,  la specializzazione delle competenze,  tutti obiettivi di categoria appena introdotti e già caduti in disgrazia, tanto da dover dare vita a movimenti social (e non solo) pur di riaffermarli.
Esaminando più a fondo il problema, però, si scopre di peggio.
Il livello retributivo per un lavoratore precario è di gran lunga inferiore a quello di un dipendente, mentre dovrebbe essere il contrario: non dovrebbero forse la flessibilità, la pronta disponibilità, la breve durata del rapporto, l’intrinseca difficoltà di adattarsi in pochi giorni a nuove realtà di lavoro, condizioni da premiare con una migliore retribuzione?
Invece no. Almeno non in Italia,  dove di recente si è scatenata una tempesta mediatica in relazione ad annunci di lavoro in cui si promettevano, a fronte di contratti di stage o tirocinio,  salari di 500-600 euro mensili, in qualche caso – udite udite – accompagnati da benefits straordinari, come i buoni ristorante!
Per non parlare delle tutele dei diritti del lavoratore,  quasi sempre assenti in questi contratti.
Non funziona così, per fortuna, in Inghilterra,  dove il fenomeno del lavoro a chiamata mediante agenzie interinali è estremamente diffuso e coinvolge non solo infermieri “freelance”, ma anche gli stessi dipendenti.
La prestazione di lavoro straordinario,  infatti, nel Regno Unito non è retribuita in busta paga, né gestita dal datore di lavoro.
È invece affidata ad agenzie che collaborano con uno o più Trust (ospedali o gruppi di ospedali) e che forniscono agli stessi infermieri “a chiamata”, selezionandoli tra quelli iscritti nelle loro banche dati.
In buona sostanza,  funziona così: si manifesta al proprio line manager (paragonabile al nostro coordinatore infermieristico) l’intenzione di svolgere lavoro extra secondo questa modalità (denominata Bank); ci si iscrive presso l’Agency (Agenzia) cui il Trust si appoggia; si offre la propria disponibilità a coprire uno o più turni (nei giorni liberi) e si attende una chiamata.
In altri casi, è lo stesso line manager che chiede agli infermieri non presenti nel turno ufficiale di coprire malattie od altre vacanze di colleghi, attraverso il sistema del Bank.
Il line manager (od ogni altro suo delegato) devono comunque autorizzare un determinato infermiere, interno od esterno al Trust (si privilegiano comunque infermieri già noti al personale o comunque competenti in quell’area clinica, per cui vengono chiamate quasi sempre le stesse persone) ad effettuare un turno extra.
La particolarità sta nel fatto che non solo gli stessi dipendenti della struttura possono svolgere prestazioni aggiuntive per il proprio datore di lavoro, ma anche per altri ospedali, sia pubblici che privati!
Non si applica infatti in Inghilterra il principio dell’esclusivita’, che obbliga invece in Italia i dipendenti pubblici a svolgere il proprio lavoro per un unico datore. Il principio, introdotto con il D.P.R. n. 3 del 1957, è poi confluito, insieme ad altre norme, nel D.Lgs 165/2001, che ha riordinato le disposizioni vigenti in materia di rapporti di lavoro nelle Amministrazioni pubbliche.
Il principio era inteso ad evitare confilitti di interessi dei dipendenti della Pubblica Amministrazione, ma non ha fatto altro che incoraggiare, fin dal momento della sua entrata in vigore, prestazioni di lavoro in nero.
In larga parte delle economie moderne, in effetti, il livello retributivo dei dipendenti pubblici è inferiore a quello dei privati. Arrotondare un magro stipendio per sopperire a vecchie o nuove esigenze di bilancio familiare è invece una necessità che, da un momento all’altro,  può accomunare tutti. Mancando la possibilità di svolgere lavoro straordinario alla luce del sole, tuttavia, non resta altra scelta che il lavoro in nero.
Questa è la strada scelta da molti dipendenti pubblici in ogni settore, compreso quello della salute: quanti infermieri smontano dal servizio e vanno ad effettuare iniezioni a domicilio “sottobanco”? 
Non nascondiamo la realtà dietro una foglia di fico, per favore.
Nessuna di queste forzature è invece necessaria nel Regno Unito, laddove in molti casi gli infermieri offrono la propria disponibilità a sopperire a carenze organiche temporanee, in pratica lavorando da interinali nel proprio reparto.
Lo faccio anch’io da un paio d’anni, e garantisco che se si ha voglia e soprattutto energia per farlo, il portafogli ringrazierà.
Il secondo aspetto che rende appetibile la prestazione di lavoro mediante il sistema del Bank, infatti, è che è meglio retruibuito del lavoro ordinario.
Ed è retribuito – spalancate gli occhi, è tutto vero – settimanalmente!
La retribuzione media varia a seconda dell’Agency cui si iscrive e della commissione percepita dall’Agenzia stessa per il servizio, ma le differenze tra le agenzie non sono sostanziali e sono comunque correlate all’esperienza dell’infermiere.
Molti infermieri hanno quindi deliberatamente scelto, conoscendo il suddetto meccanismo, di non essere dipendenti di alcun Trust, ma di rimanere collegati esclusivamente ad una o più agencies, proprio in virtù dei migliori guadagni che ne derivano, guadagni che, in ogni caso, nel 2016 sono stati ridotti di un 30%, come parte di una serie di tagli disposti per razionalizzare e contenere le spese nell’ambito dell’NHS.
Interinali sì,  ma di lusso, insomma, visto che un infermiere specialist, come un anaesthetic nurse, può arrivare a guadagnare fino a 600 sterline per un long day di 12 ore (almeno così mi è stato raccontato). Altro che stagisti o tirocinanti a 600 euro..al mese.
In Gran Bretagna, pertanto, si può parlare di infermieri freelance, ma comunque dipendenti dell’Agency, mancando invece del tutto stagisti, tirocinanti, interinali “italian way”, autonomi a partita IVA.
Non consiglierei, comunque. a nessuno dei colleghi italiani di venire in Inghilterra per lavorare esclusivamente secondo questa modalità.
Al di là dell’aspetto retributivo, lavorare come dipendenti a tempo indeterminato di un ospedale, offre opportunità, in termini di crescita professionale, supporto lavorativo, tutele dei diritti, sicurezza retributiva, imparagonabili a quelle di chi è iscritto ad una Agency, il quale, ad esempio, non è pagato se è in ferie od in malattia. In ogni caso, la retribuzione è certa, è rapida, comprende anche il versamento delle imposte e dei contributi previdenziali: il lavoratore non dovrà sbrigare alcuna pratica, non dovrà fare alcuna fila in alcun ufficio.
Grazie a questo sistema il Regno Unito non ha conosciuto, né conoscerà, le piaghe delle false collaborazioni a partita IVA, del lavoro nero, di professionisti della salute pagati con buoni mensa.
Perché non importarlo?